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	<title>To Honolulu &#187; Teatro</title>
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		<title>Un Kurosawa spaziale &#8211; la nascita del Jedi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 16:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Benjamin Sidney Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu! Questo breve intervento nasce dalla mia passione personale per quei personaggi avvolti dal mistero chiamati Cavalieri Jedi e per uno smisurato interesse per la storia dei più grandi guerrieri di tutti i tempi, i Samurai. Molto tempo fa notai una somiglianza fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Benjamin Sidney</em></p>
<p>Un caloroso saluto a tutti i lettori di <em>To Honolulu</em>!</p>
<p>Questo breve intervento nasce dalla mia passione personale per quei personaggi avvolti dal mistero chiamati Cavalieri Jedi e per uno smisurato interesse per la storia dei più grandi guerrieri di tutti i tempi, i Samurai.</p>
<p>Molto tempo fa notai una somiglianza fra questi due mitici personaggi: entrambi vestono in modo &#8220;orientale&#8221;, seguono una via marziale basata su fondamenta spirituali e possono avvalersi di poteri speciali quali: la &#8220;forza&#8221;, l&#8217;abilità con la spada e il loro rango elevato che conferisce loro un discreto potere politico e un&#8217; influenza molto forte sulle persone comuni.<br />
Ovviamente, nel caso di Guerre Stellari, stiamo parlando di una storia nata dalla fervida immaginazione di George Lucas, una storia così ben scritta che sembra quasi reale agli occhi degli amanti della fantascienza come me.</p>
<p>Il Samurai al contrario, non è un personaggio della fantasia, si tratta di una casta guerriera antichissima, la più micidiale arma del giappone medievale, sopravvissuto fino ai tempi moderni. Come tutti i veri appassionati di Samurai, mi sono imbattuto nel grande genio del regista Akira Kurosawa. Sempre più rapito, ho cominciato a comprare i suoi film e a guardarli uno dopo l&#8217;altro, ancora più incuriosito e sempre più incantato dalla maestria del regista giapponese, ho cominciato a studiarli, nel vero senso della parola.</p>
<p>&#8220;<strong>La fortezza nascosta</strong>&#8221; è una celebre opera di Kurosawa, girato nel 1958, film che parla della storia di un coraggioso Generale Samurai che deve portare in salvo la figlia del suo re in territorio neutrale, per scampare alla condanna a morte impostale dal nemico.</p>
<p>Ci troviamo in un Giappone che soffre per la guerra intestina,la gente muore di fame o per via della spada, la principessa orfana di padre è ricercata dall&#8217;esercito nemico che invia spie e soldati per ucciderla. Il valoroso Samurai trovatosi da solo ad affrontare l&#8217;impresa, si avvale dell&#8217;avidità di due contadini disperatamente in cerca di una via di uscita dall&#8217;inferno della guerra.<br />
Per riuscire a nascondere la principessa e  trarla in salvo insieme ad una montagna d&#8217;oro che serve per riorganizzare l&#8217;esercito e salvare così la dinastia,il Samurai Rokurota attrae i contadini e li promette una parte dell&#8217;oro, se accetteranno di trasportarlo in territorio neutrale. Il saggio Makabe Rokurota non svela loro la vera identità della bellissima ragazza che li segue nel viaggio e il fatto che la ragazza si finga sordomuta, per non farsi riconoscere, crea un&#8217;alchimia di situazioni comiche uniche, che lasciano intravedere una tradizione di <a href="javascript:;" class="hackadelic-sliderButton"onclick="toggleSlider('#hackadelic-sliderPanel-1')" title="click to expand/collapse slider Kabuki">Kabuki&raquo;</a> <span class="hackadelic-sliderPanel concealed" id="hackadelic-sliderPanel-1"></span>, ormai radicata nel cinema giapponese.</p>
<p>George Lucas, regista del celeberrimo film StarWars, affermò di essersi ispirato a questi quattro personaggi per la creazione del primo Guerre Stellari, è infatti molto facile riconoscere nei contadini Matakishi e Tahei, sempre in litigio fra loro e sempre nei guai, i due robot C-3PO e R2D2 della saga. Allo stesso modo si intravede la sagoma della principessa Leila nel personaggio emancipato e forte della principessa della dinastia Yuki . Per arrivare al nostro eroe, il cavaliere Jedi Obi-wan Kenoby, ovvero il saggio protettore della dinastia, il Samurai Makabe Rokurota.</p>
<p>Possiamo quindi dire che il valoroso Samurai Rokurota può vantarsi di essere stato il padre del primo cavaliere Jedi della storia, e ancora una volta vediamo il genio di Akira Kurosawa che influenza il cinema e la letteratura mondiale, le sue storie e le sue leggende; un&#8217;uomo che ha raccontato le vicende di un popolo, la nascita di una cultura, con le sue grandi virtù e i suoi terribili lati oscuri.</p>
<p>Come descrivere un film di Kurosawa ad una persona che non lo ha mai visto?<br />
Potrei raccontarvi le vicende e le geniali trame, figlie della migliore tradizione del Kabuki, con un pizzico di commedia dell&#8217;arte, ma preferirei descriverlo come un regista capace di farvi piangere, ridere di cuore ed infervorare i vostri animi, un regista capace di trasportarvi in un altro mondo, nelle viscere dell&#8217;animo umano, capace di farvi vedere i colori con una pellicola in bianco e nero, capace di far vivere la storia allo spettatore, con le sue gioie e i suoi dolori.</p>
<p>Se esaminiamo bene le vicende di questo film vedremo come alla fine uno dei generali nemici, un uomo sfregiato e distrutto dal disonore, deciderà di aiutare il Samurai Rokurota e la principessa a scappare dalla prigionia e si unirà a loro nel &#8220;lato buono della forza&#8221;, per usare un termine di &#8220;Space opera&#8221;. Lo stesso destino che spetterà al più cattivo della saga spaziale, Darth Vader, un uomo ormai per metà macchina, che vive nel dolore e nella collera, che porta sul capo un elmo molto somigliante a quello di un Samurai. Lucas, ma lei, quanto si è ispirato a questo film?<br />
Improvvisamente Guerre Stellari sembra un altro dei meravigliosi capolavori di Kurosawa, senza nulla togliere al genio di Lucas che ha saputo, raccontare una storia avvincente, unica nel suo genere, che ha rivoluzionato il cinema mondiale.</p>
<p>Buona visione!</p>
<p>Benjamin Sidney</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1937" title="Kurosawastellare" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/12/Kurosawastellare.jpg" alt="Kurosawastellare" width="481" height="306" /></p>
<div id="hackadelic-sliderNote-1" class="concealed"> Con il termine Kabuki si indica una forma di teatro e di recitazione sorta in Giappone nei primi anni del diciassettesimo secolo. Deriva dagli ideogrammi Ka, che significa teatro, Bu, danza e Ki, abilità. E&#8217; un tipo di teatro non impegnato in questioni filosofiche, e può assumere una connotazione comica; la forma di recitazione è caratterizzata da una forte espressività degli attori che si soffermano molto sulle emozioni, spesso tralasciando il dialogo. Le storie erano spesso scritte da più persone.</div><h3  class="related_post_title">Post simili</h3><ul class="related_post"><li><a href="http://2honolulu.it/2010/01/rashomon-2070.htm" title="Rashomon">Rashomon</a><br /><small>di Benjamin Sidney
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Un calorosissimo saluto a tutti i lettori di To Honolulu!

Eccoci qui, ancora a parlare di cinema, in particolare de...</small></li><li><a href="http://2honolulu.it/2011/03/la-donna-la-donna-la-donna-ma-il-cinema-3281.htm" title="La donna la donna la donna&#8230; ma il cinema?">La donna la donna la donna&#8230; ma il cinema?</a><br /><small>E' un periodo di gran fermento, sul fronte femminile: le donne sono risolute. Esigono un cambiamento della propria immagine nella società, r...</small></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>Dopo &#8220;Fuori dal Nulla&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 07:25:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Datti un obiettivo e cinque mesi per raggiungerlo. Un obiettivo, grande, complesso, inaspettato. Da solo non puoi raggiungerlo, per questo hai bisogno di un gruppo, forte delle sue capacità. Cinque mesi, passati scrivendo, cancelland0 e riscrivendo, provando e provando ancora, organizzando, oppure in attesa del grande giorno &#8211; quando ormai tutto era a posto. Non [...]]]></description>
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<p>Datti un obiettivo e cinque mesi per raggiungerlo. Un obiettivo, grande, complesso, inaspettato. Da solo non puoi raggiungerlo, per questo hai bisogno di un gruppo, forte delle sue capacità.</p>
<p>Cinque mesi, passati scrivendo, cancelland0 e riscrivendo, provando e provando ancora, organizzando, oppure in attesa del grande giorno &#8211; quando ormai tutto era a posto. Non era più l&#8217;obiettivo del singolo, ma il Nostro obiettivo, che per tutto il tempo è rimasto vivo nella mente e nei sogni, e una volta arrivato il giorno dello spettacolo, tutto è stato come doveva essere.</p>
<p>Gli autori &#8211; coraggiosi &#8211; che si sono sfidati, vincendo; gli attori &#8211; eccellenti &#8211; che hanno trasmesso alla perfezione il pensiero degli autori; gli artisti marziali &#8211; impeccabili -, che hanno realizzato qualcosa di veramente molto emozionante; i musicisti &#8211; straordinari. Non poteva andare altrimenti, davvero.</p>
<p>Ci abbiamo messo un po&#8217; prima di scrivere un commento sulla serata, in effetti c&#8217;è stato da pensarci su. Una volta usciti dal teatro, c&#8217;era chi festeggiava e c&#8217;è chi invece si è sentito svuotato: 5 mesi di lavoro che si concludono in una serata.</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>Un po&#8217; come succede agli scalatori, una volta arrivati con fatica in cima a una montagna&#8230; Beh, bel panorama, bella soddisfazione; sì però ora si mangia un panino e si scende. I brividi, l&#8217;emozione, tutto il bello è stato nella salita.</em>&#8220;</p></blockquote>
<p>Poi però dormendoci sopra per diversi giorni e riparlandone, ci è sembrato tutto più normale: dopo che hai fatto qualcosa di bello puoi permetterti di dire &#8220;già finito? Tutto qui?&#8221;, in quanto il tempo impiegato per realizzarlo è niente in confronto a quanto è durato lo spettacolo. Ma va bene così.</p>
<p>Vedere da sopra un palco sei-settecento persone che ti applaudono per qualcosa che hai fatto e che hai loro offerto è qualcosa di impagabile, un attimo fugace, da godersi giusto prima che si chiuda il sipario.</p>
<p>Un grazie sentito a coloro che sono venuti allo spettacolo, con la speranza di avere trasformato quella che doveva essere una serataccia come le altre, in qualcosa di più.</p>
<p style="text-align: right;">Gli Artisti e non solo</p>
<p style="text-align: left;"><em>Dal sito del circolo </em><a href="http://artistidellinutile.org/"><em>http://artistidellinutile.org/</em></a></p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XoLTxBZ94pw&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/XoLTxBZ94pw&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
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Questa se...</small></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>La Pergola &#8211; &quot;Sei personaggi in cerca d&#8217;autore&quot; di Pirandello</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 11:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Un personaggio, signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre «qualcuno». Mentre un uomo – non dico lei, adesso – un uomo così in genere, può non essere «nessuno».&#8221; Sei personaggi in cerca d&#8217;autore. Ho studiato questo testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color:#000080;"><em>&#8220;Un personaggio, signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre «qualcuno». Mentre un uomo – non dico lei, adesso – un uomo così in genere, può non essere «nessuno».&#8221;</em></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#000080;"><em><img class="aligncenter size-full wp-image-551" title="pirandello" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2009/02/pirandello.jpg" alt="pirandello" width="315" height="460" /><br />
</em></span></p></blockquote>
<p>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore. Ho studiato questo testo teatrale per anni, a scuola, in tutte le salse. Non lo avevo mai visto, però, in scena, dal vivo. Vado a prendere i biglietti: il teatro è strapieno, ci tocca un posto in piccionaia. Ha-ha, chissene. Mi sono portato dietro il binocolo.<br />
Premetto che io adoro Pirandello con tutto me stesso. Come si può continuare ad assegnare il Nobel per la letteratura, dopo che l&#8217;ha vinto lui?!<span id="more-537"></span></p>
<p>Regia di Giulio Bosetti, che recita anche, come capocomico. Devo dire, regia di rara eleganza.<br />
Sapete, non è facile mettere in scena la pièce che ha scardinato il teatro classicamente inteso, ambientata in un surreale ambiente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Metateatro" target="_blank">metateatrale</a>: inizia e sembra la messinscena di una prova de &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_giuoco_delle_parti" target="_blank">Il giuoco delle parti</a>&#8221; con tanto di regista, tecnici e attori che saltellano e si muovono fra palco e platea &#8211; finché non interviene una famiglia di sei personaggi che stanno cercando un autore. Proprio così, sei personaggi. Come se io per strada mi imbattessi in Dorian Gray. Cercano un autore perché sono stati abbandonati dal proprio, e hanno bisogno di qualcuno che permetta loro di raccontare la propria tragica vicenda, di esprimere i sentimenti che hanno dentro. Il padre di questa surreale famiglia, magistralmente interpretato da Antonio Solinas, ne è il portavoce. Il capocomico accetta di mettere in scena il loro dramma, ma&#8230; ben presto i personaggi si renderanno conto che nessuno, a parte loro stessi, è in grado di interpretare il loro ruolo. E tutti, attori e pubblico, sono gettati in un baratro di vertiginosa solitudine.</p>
<p>Ma basta spoiler. Il resto leggetelo da voi, o andatelo a vedere a teatro. Merita. Perché in questo testo Pirandello riesce a toccare, oltre ai suoi classici temi del relativismo, delle maschere, dell&#8217;Io, anche altri temi perfino più intimi, come il rapporto fra creatore e creatura, l&#8217;ineffabile autonomia dei personaggi che vedono la luce, la voglia di vivere e il rimorso che taglia il respiro. E li tocca con un&#8217;eleganza ed una profondità senza pari.</p>
<p>Più che in qualsiasi altra opera di Pirandello io abbia visto, poi, in questa è presente &#8211; e valorizzato con estrema abilità da questa regia di Bosetti &#8211; l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Umorismo#.22L.27umorismo.22_di_Pirandello" target="_blank">umorismo</a>. La risata sincera che ti muore in gola appena ti rendi conto della situazione tragica in cui i personaggi si trovano. Una risata che ti scappa e che però dopo ti fa sentire sporco dentro come se avessi mangiato un Big Mac, ubriaco, alle 3 di notte.</p>
<p>In conclusione: era da un pezzo che non vedevo uno spettacolo così splendido. Bravò, Bosetti, bravò. Mi hai fatto piangere come una vite tagliata.<br />
E sapete, sono gli spettacoli come questo che mi fanno sognare i tempi di mio nonno, quando gli studenti, che andavano a teatro in massa, alla fine degli spettacoli che si erano rivelati più belli, staccavano i cavalli dalla carrozza dell&#8217;autore tirandola loro a braccia fino all&#8217;albergo in cui alloggiava, in segno di omaggio.<br />
Quegli spettacoli che una volta finiti ti senti migliore, davvero migliore, e in pace.<br />
Già&#8230; Questa è la catarsi.</p>
<p>Adesso però chiudo la porta di camera mia, spengo il telefono e il computer: anche io, per oggi, ho finito di recitare.</p>
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		<title>La Pergola &#8211; &#8220;Platonov&#8221; di Cechov</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 14:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non conosco molto Cechov, quindi cercherò di esprimermi con la massima umiltà senza rinunciare alla schiettezza dell&#8217;ingenuità. Questa settimana, alla Pergola di Firenze, c&#8217;è in scena &#8220;Platonov&#8220;, questo dramma giovanile di Cechov. Nome celebre, russo, mai visto a teatro, mi ci fiondo. Regia, Nanni Garella; Alessandro Haber nei panni di Platonov. Amo andare a teatro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non conosco molto Cechov, quindi cercherò di esprimermi con la massima umiltà senza rinunciare alla schiettezza dell&#8217;ingenuità.</p>
<p>Questa settimana, alla Pergola di Firenze, c&#8217;è in scena &#8220;<em>Platonov</em>&#8220;, questo dramma giovanile di Cechov. Nome celebre, russo, mai visto a teatro, mi ci fiondo. Regia, Nanni Garella; Alessandro Haber nei panni di Platonov. Amo andare a teatro senza conoscere la trama dello spettacolo; se vado all&#8217;opera prima mi imparo praticamente a memoria il libretto, ma altrimenti non voglio spoiler. Anche stavolta, quindi, non avevo idea di che cosa avrei visto.</p>
<div id="attachment_621" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-621" title="haber" src="http://2honolulu.it/wp-content/uploads/2008/12/haber-300x212.jpg" alt="Alessandro Haber in &quot;Platonov&quot;" width="300" height="212" /><p class="wp-caption-text">Alessandro Haber in &quot;Platonov&quot;</p></div>
<p>Arrivando noto subito un paio di cosette sospette: fuori c&#8217;è pochissima gente &#8211; ed è la prima! Età media degli spettatori: due secoli. Sono con tre amici, finisco la sigaretta ed entriamo. Anche nel <em>foyer</em> non c&#8217;è quasi nessuno. Diavolo, eravamo perfino incredibilmente in orario. Entriamo in sala e il teatro è effettivamente semivuoto. File e file deserte in platea; nei palchi, desolazione. Mai vista la Pergola così vertiginosamente spopolata.</p>
<p>Il sipario non è calato. Al suo posto, una pellicola di plastica trasparente che ci fa vedere la scena mentre viene allestita. Si spengono le luci, e per un attimo spero che quella pellicola resterà lì per tutto lo spettacolo. Invece viene subito tirata su. Comunque bella trovata. Appunto positivo: musiche splendide dall&#8217;inizio alla fine.</p>
<p>La storia di per sé vale davvero poco. &#8220;<em>Una commedia all&#8217;italiana senza la parte divertente</em>&#8221; ha affermato scuotendo il capo un mio amico studente di medicina. Purtroppo, dargli torto è davvero difficile. Perchè se da un lato il retroscena di ogni personaggio è tragicamente carico e profondo, in superficie la narrazione resta effettivamente un semplice guazzabuglio di corna e ubriachi. E se anche, come è probabile, pecco di insensibilità nella mia valutazione, di una cosa sono sicuro: il pessimismo di Cechov mi fa vomitare &#8211; come ogni pessimismo. Uomini senza qualità si è per pigrizia, non perché il mondo è grande, marcio e va a catafascio. Il che significa che è sempre possibile riscattarsi. Credo di più nel fervore superomistico; dopotutto, i sogni non sono merce, non portano la data di scadenza.</p>
<p>In conclusione: bravissimo Haber, bravissima la Generalessa, brava Sof&#8217;ja, pessimi gli altri attori; regia davvero poco presente, specie in certi punti; storia insulsa ma belle frasi sull&#8217;alcol; grandi le lusinghe di Morfeo durante lo spettacolo. Ergo il consiglio è: <strong>non andatelo a vedere</strong>, e coi soldi del biglietto <strong>compratevi invece due bottiglie di Primitivo di Manduria del 2004</strong>. Ma vi dirò un segreto. La morte di Platonov alla fine mi ha fatto rimanere davvero male.</p>
<p>Prossimo spettacolo in programma: Pirandello, &#8220;<em>Così è se vi pare</em>&#8220;, settimana prossima. C&#8217;è grande aspettativa.</p>
<p>Ah, quasi dimenticavo: ho letto una recensione su questo stesso &#8220;<em>Platonov</em>&#8221; messo in scena a Bologna,  scritta da un tal Domenico Rigotti. Si conclude con &#8220;<em>Applausi convinti</em>&#8220;. Non so come sia il pubblico Bolognese e che gusti abbia, ma a Firenze c&#8217;è stato un solo minuto di applausi svogliati &#8211; il tempo di rimettersi i cappotti e andare via. E ricordatevi: <strong>quando siete a teatro, tagliate la testa al toro e spengetelo, il cellulare, porca puttana</strong>. Per 10.000 anni ne abbiamo fatto a meno: a teatro, vi prego, spengetelo, niente silenzioso o vibrazione &#8211; che tanto qualcuno che sbaglia e mette la suoneria di Virgola il gattino a 120 decibel c&#8217;è sempre. Spengetelo, vi prego. Nessun errore.</p>
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