Come sempre, attesissima, arriva l’estate. Secondo atto stagionale della messinscena annuale. Come sempre, se ne respira il profumo ben prima che arrivi. Si coglie nell’allungarsi delle giornate, nei pollini che viaggiano per l’aria, nel caldo che incede per le vie cittadine. Ed è subito esaltazione collettiva.
Premetto che a me piace molto l’estate. Ne adoro le sere lunghe all’aperto, gli aperitivi, i vestiti leggeri, il sudore, i pensieri più freschi e rilassati portati dalla brezza. Per non parlare del cielo stellato. La notte, d’estate, è più vivibile, e per uno come me, che ama la strana magia che la notte esercita su tutti, è un periodo splendido. Però però però…
Ve ne siete accorti anche voi? O lo dite anche voi?
“Quando sarà estate avrò più tempo per leggere tutti i libri che ho ancora da leggere” “Quando sarà estate ti potrò dedicare più tempo” “Questa estate mi potrò ritagliare un paio di settimane col mio amore” “Finalmente questa estate potrò coltivare le mie passioni” “Questa estate lavoro e mi faccio un bel viaggio” “Questa estate…” “Quando sarà estate…”.
Ve ne siete accorti anche voi? O lo dite anche voi?
Dirle o sentirle dire è normale… ma averle scritte daavanti nero su bianco fa un certo effetto, non trovate? Si vede con più chiarezza che cosa rappresentano. Questa corsa al soldo per poter scappare via, questo fuggi-fuggi generale che se ne infischia in larga parte degli amici e dei propri cari – nella misura in cui si abbia già compagnia o un partner amoroso con cui fondersi e dimenticare per qualche settimana la vuota vertigine della propria individualità – questo mantra estivo che dà l’illusione di non star buttando via la propria vita – né aspettando l’estate né passandola in un villaggio vacanze del Club Méditerranée.
L’estate in realtà non è un limbo. Non è il luogo delle meraviglie fuori dallo spazio e dal tempo in cui ci si rilassa e i sogni diventano realtà. E’ un semplice periodo dell’anno, come tutti gli altri.
Vi sembro cinico? Be’, sì, può essere. Ma se l’estate fosse solo un paradiso temporale, un porto franco in cui godersi un’ottica diversa – o una stagione così percepita – non ci sarebbero problemi. Il problema nasce nel momento in cui l’estate diventa l’obiettivo, il sogno, la salvezza: questa costante, estenuante attesa di un tempo di certo migliore (fra giugno e agosto), questo aspettare i tartari affacciati dall’oggi sul confine del domani facendo il conto alla rovescia per il solstizio, tutto questo sì che è una piaga sociale.
Fa sì che ci sia un deposito in cui rimandare tutto: passioni, sogni, relazioni. Fa sì che la gente non si spacchi il culo per far sì che l’oggi sia un paradiso – tanto se il paradiso arriva domani… tanto vale aspettare. Diventa una valvola di sfogo che rende (appena) sopportabile la routine annuale a tutti – che quindi la accettano come “inevitabile”.
All’idea di un anno senza estate, chiunque rabbrividirebbe. “E come si fa a resistere?!” Anche se poi, tutto il tempo che questa stagione promette, si finisce per sprecarlo in un’agosto di immortalità, durante il quale ci si chiede “Perché fare qualcosa oggi, quando ho tutto il tempo di farla domani?”. Dopotutto, più si ha tempo, più tempo si spreca.
Ed è solo quando arriva settembre, quando si vedono le persone tristi tornare a casa, che pare quasi di sentire che dentro di sé si stanno gettando a terra in lacrime strappandosi i capelli e graffiando fino al sangue e sbattendo i pugni contro la porta chiusa dell’agosto passato, per dover tornare a scontare un altro anno di pena, senza aver fatto quello che volevano nella loro ora di libertà.
Per parte mia, da adesso mi impegno solennemente a vivere ogni anno come se le stagioni non esistessero.
“Perché?”, mi chiedi ancora?
Perché perché perché perché perché perché perché perché?
Perché perché perché?
Mi sa che voi sulla terra sprechiate il vostro tempo a porvi troppi perché. D’inverno non vedete l’ora che arrivi l’estate, e poi… D’estate avete paura che ritorni l’inverno. Per questo non vi stancate mai di viaggiare, di rincorrere il posto dove non siete. Dove è sempre estate.
Non dev’essere un bel lavoro.
(Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: 5.0/5 (4 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +2 (from 2 votes)