giu 8 2011

Il giorno quando tornarono le balene

Ricorderò sempre col sorriso il giorno quando tornarono le balene.

Si era raccolta proprio una gran folla acclamante, nell’oceano, ai lati della Corrente. Ti ricordi? Le avan-foche, e i trichechi alfieri con i pesci-trombetta che annunciavano l’arrivo delle sovrane! Che splendore, che marcia! Guizzando, saltando dentro e fuori dall’acqua arrivarono poi i delfini (li rivedi?), mentre alghe variopinte fluttuavano scendendo a mo’ di festoni, di lenti petali rotanti che cadano a fondo rifrangendo in mille baleni i raggi filtrati del sole.
E poi eccole, lentissime, le grandi sovrane di ritorno. Rimembri lo sgomitìo per portarsi in prima fila? Lontani i tempi delle acque rosse e dei fischi degli arpioni, nuotando lentamente accennano alla folla ora qua, ora là, con le ampie bocche sorridenti e gli occhi calmi, prestando anche i fanoni ai flash dei sub-fotografi (con le giacche aperte e le cravatte lenti). E che stupore, quando si levano in volo perfetto le ardite coreografie dei coloratissimi banchi di pesci corallini, fra milioni di bolle borbottanti. Che vibrìo d’emozione, e tutti sono sereni; perfino gli squali, in disparte, stanno calmi, composti, sistemandosi con la pinna il nodo stretto del farfallino bianco, e i barracuda, anche, con le scarpinne di vernice.
Il corteo piega a fianco della vecchia piattaforma petrolifera, ricettacolo di vita ardita. Le piovre degli abissi, risalite per l’evento e rimesso indosso il vecchio abito delle grandi occasioni (ormai liso, con le toppe sulle otto maniche – e un po’ stretto in vita, a dirla tutta), commosse, per non venir meno si appoggiano ai piloni di cemento armato ormai verdi di alghe – mentre sopra l’acqua la gazzarra degli uccelli (osservata col sopracciglio alzato dagli albatri schierati in tight) si diverte e rumoreggia con gli arnesi lasciati lì dagli umani (quasi come bambini che giochino col cappello, gli occhiali e gli effetti del gerarca nazista ritrovati nel suo studio abbandonato in fretta e fuga).
Bambini, sì, a riva li puoi vedere, d’uomini, che son voluti venire per forza o passavan di lì per caso coi parenti, le bimbe che se ne stanno in acqua fino alle ginocchia, col capo dell’onda che gonfia i vestitini di lino bianco, e i bimbi che giocano a schizzarsi ormai zuppi fino ai capelli, e i pescetti piccoli ad agitarsi lì con loro, e anche da terra tutti son vòlti, tutti guardano il corteo sottomarino che si fa intuire in superficie, lo guardano con l’aria di chi, alla fine era vero, colpa ne aveva, ma se si rimedia poi tutto è bene quel che finisce bene – guardano il corteo, dico, che di mare in mare riporta le balene in ciascuna reggia che in passato fosse stata appannaggio loro, e dove, è scritto, continueranno indisturbate ad insegnare alle balenottere, che adesso avanzano con loro sottopinna, i segreti antichi del respiro, il respiro che solo le lega al cielo.
E ti rammenti, sì, l’oceano? Con nuvole pacifiche all’orizzonte, deserto terribile, salato, infinito, eterno, silenzioso, piatto ma minaccioso, asilo di ogni terrore umano, che sorrideva, eh sì, che sorrideva, l’oceano, che sorrideva perché è la vita.

Oggi è la Giornata Mondiale degli Oceani. Mi piace pensarci così.

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feb 28 2011

Supposta #1 – Il sonno

di Massimo | in Supposte | 1 commento

Si è vivi solo da svegli.

E non c’è molta differenza tra un dormiente e un cadavere. Un cadavere non è forse un tizio che dorme molto?


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gen 31 2011

Svelato il mistero del furto della salma di Mike Bongiorno

A venticinque anni da che la salma del celeberrimo conduttore televisivo Mike Bongiorno è stata trafugata – inizio della misteriosa serie di furti delle spoglie di personaggi celebri della televisione e non solo – si svela l’enigma che lega assieme tutti questi macabri colpi.

Tutti pensammo ad una goliardata, ai tempi – era il gennaio del 2011 -, poi ad un furto per ottenere un riscatto, al gesto di un fanatico ammiratore o ad un atto estremo di vandalismo e oltraggio da parte delle frange che accusavano e accusano Mike Bongiorno di aver concorso a minare profondamente la cultura italiana attraverso il vecchio tubo catodico. Ipotesi, questa, che si riaprì quando poco più tardi furono trafugate le salme dei coniugi Vianello e quella di Pippo Baudo. La magistratura seguì anche la pista politica quando a scomparire fu il cadavere di Emilio Fede. Negli anni la lista di questi esecrabili reati si allungava senza che fosse chiara la matrice: Pippo Franco, Alfonso Signorini. Quello che è apparso subito certo, però, è che il piano fosse concertato e progettato da professionisti capaci di non lasciare la minima traccia. Infatti i tentativi di emulazione da parte di bande sbandate – come con la salma di Enrico Papi – sono stati sempre puntalmente smascherati dalle forze di polizia.

Tutto si è svelato quando ieri notte, ad Arcore, quella che pareva una violenta scossa di terremoto ha svegliato la città. L’enigmatico mausoleo dell’ex Premier Silvio Berlusconi ha infine dischiuso il suo mistero quando enormi reattori sotterranei – di cui niente si sapeva – si sono azionati con una potenza propulsiva immensa, scrollando dalla terra il faraonico monumento, che si è scoperto, all’esterno, interamente decorato a specchio, e sollevandolo dapprima lentamente poi sempre più rapidamente verso il cielo, mentre l’enorme fiammata dei reattori tracciava una scia di fuoco nel cielo notturno. Attualmente orbita attorno alla terra – ed è visibile in tutto il globo ad ogni ora del giorno e della notte, a parte i casi di congiunzione col sole, sotto forma di sfera luminosissima. La meravigliosa villa dei Casati Stampa ad Arcore è crollata rovinosamente, e accanto vi si apre una voragine gigantesca.
Allo stesso tempo è stato divulgato un video di Silvio Berlusconi, girato nel 2010 e rimasto segreto fino ad oggi, in cui spiega che è stato lui a ordinare di trafugare le salme delle personalità eminenti che più delle altre – volontariamente o meno – hanno contribuito a realizzare il progetto della loggia Propaganda 2 prima, e il suo poi, per accoglierle magnanimamente all’interno del suo mausoleo – che sarebbe poi stato elevato alle altezze celesti che giustamente si confanno agli unti dal Signore e agli umili che bene hanno servito il loro carismatico piano.
Il lancio è stato effettuato quando anche l’ultima salma mancante – che doveva essere quella di Gerry Scotti – è stata clandestinamente collocata nel proprio loculo del monumento. La lista completa delle salme celebri che sono ospitate nel mausoleo è in via di pubblicazione, ma per certo vi sono anche quelle di Previti e Confalonieri.

Le reazioni all’evento sono state le più variegate, dall’entusiasmo dei nostalgici all’indignazione sgomenta degli avversi – e la politica stessa si divide. I capi di Stato di mezzo mondo, molto obbligati per la vecchia amicizia con l’ex premier hanno reagito con un contenuto plauso per l’eterno ricordo dell’affabile burlone. I capi di Stato dell’altra metà del mondo ridono a crepapelle.

Su internet è già partita la campagna di donazioni “Uno Stinger per Silvio”, attraverso cui ciascuno potrà dare il suo contributo all’acquisto del razzo che nella notte del solstizio d’estate abbatterà festosamente il mausoleo volante ponendo fine alla pagina più incresciosa della storia politica e culturale italiana dopo il ventennio fascista.

Firenze, 30 gennaio 2036

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nov 8 2010

Guida al consumo critico

Chi di noi attraverserebbe un’autostrada trafficata senza fare attenzione alle macchine che arrivano, o facendo attenzione solo a quelle rosse? O al contrario, chi di noi, ritrovandosi in automobile in mezzo ad una fiera di paese, non farebbe attenzione a evitare di schiacciare i passanti, oppure cercherebbe di evitare solo i bambini?

Voto politico, voto economico

Oggi come oggi accanto al voto politico vediamo affiancarsi un nuovo tipo di voto. Un voto che naturalmente spetta ad ogni persona di qualsiasi età, nazione e istruzione, senza differenza alcuna. Che spetta a me, a voi che leggete e a qualunque altra persona, dall’immigrato indiano all’imprenditore lombardo. Si tratta del voto economico.
In che cosa consiste? Tutte le volte che tiriamo fuori il portafogli e compriamo un bene, di qualsiasi genere esso sia, noi diamo il nostro voto all’impresa che lo produce. Di primo impatto potrebbe sembrare un’esagerazione, è vero, paragonare questa semplice azione alla serietà di un voto. Eppure, le imprese sono delle realtà che agiscono su vari piani di grande importanza: dal piano economico, al piano sociale, a quello lavorativo, a quello ambientale, fino a quello politico – e vi agiscono in maniera pesante, penetrante, con politiche delle più eterogenee. Data la loro capitale importanza questo è naturale.
Ma mentre il vero feedback del politico circa il suo operato è il voto successivo del corpo elettorale, quello dell’impresa è l’acquisto da parte dell’utenza.
Quali sono le caratteristiche distintive del voto economico rispetto a quello politico? I cittadini sono chiamati alle urne di rado, e ancora più di rado gli eletti sono in grado di migliorare ciò che sono chiamati a gestire – magie della democrazia rappresentativa. Al contrario, il voto economico è costante, quotidiano, e forte del valore supremo del denaro: l’implicazione finanziaria e la vocazione al profitto delle imprese le rende estremamente attive e ricettive rispetto al feedback/voto degli acquirenti – voto che quindi ha ripercussioni che scuotono e condizionano costantemente il mondo economico, ambientale, sociale e politico, ripercussioni sul filo di ogni scontrino.

Nonostante ciò è accesissima la discussione sul “Chi voti?” in politica, ma non mi capita quasi mai di sentir discutere sul “Chi voti?” negli acquisti. Punto in comune fra i due voti è la generale ignoranza che affligge il corpo elettorale circa i candidati. Inoltre si dibatte con trasporto della moralità degli uomini pubblici, dei loro obiettivi raggiunti e degli errori fatti, dei programmi futuri, delle loro politiche; non c’è altrettanto spazio di discussione circa moralità, successi ed errori, programmi e politiche delle imprese – pur essendo il voto economico tanto più pesante e quotidiano.

Guida al Consumo Critico

Su questo fronte corre in nostro aiuto un libro che è un must per tutte quelle persone che – rifacendosi all’apertura – non hanno intenzione di passare una vita ad attraversare la strada senza guardare, che non hanno intenzione di passare falciando la folla, ossia che non hanno intenzione di continuare a segnare a casaccio il proprio voto alle urne dell’acquisto – una casualità che può danneggiarci in prima persona con acquisti insalubri e anche altri tramite prodotti realizzati antieticamente.
Si tratta della Guida al Consumo Critico, edizioni EMI, realizzata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo – prezzo €16. Si tratta di una piccola organizzazione che ha sì un certo orientamento politico non sempre condivisibile, ma nella Guida questo non rileva, visto che la valutazione si può fermare a monte, sui dati documentati.

Aggiornata periodicamente, può essere sommariamente divisa in tre parti.

Nella prima vengono suggerite, descritte e argomentate delle vantaggiose linee generali di comportamento per l’acquirente divise per categorie-tipo di consumo. Linee che oltre a tracciare soluzioni sostenibili e eticamente lodevoli, segnano importanti proposte per promuovere la salute del corpo e la sovranità del ruolo del consumatore – come sovrano è il popolo della repubblica.
E’ la proposta positiva prima della critica.

Nella seconda vengono fatte considerazioni panoramiche su vari generi di consumo, perlopiù alimentari, con delle prime tabelle valutative che mettono a confronto le varie imprese che operino nello stesso settore. Si articola attraverso tavole sinottiche che iniziano a mappare il terreno su cui il lettore che voglia informarsi dovrà muoversi.

La terza, la più corposa, cataloga, incrocia, confronta dati completi di fonti» documentate su centinaia di imprese, una sorta di raccolta di schede sui candidati sulla lista del Mercato. Quali dati?

Gli aspetti valutati sono undici:

  • Trasparenza - la disponibilità dell’impresa a fornire informazioni su di sé e a fornirle veritiere
  • Abuso di potere – iniziative delle imprese per condizionare l’opinione pubblica e il potere politico in virtù del proprio potere economico circa scelte politiche, sociali, economiche e tecnologiche
  • Sud del mondo – modo di gestire eventuali attività produttive e commerciali nel Sud del mondo
  • Sicurezza e diritti dei lavoratori – misure di salvaguardia per la sicurezza sul lavoro e rispetto dei diritti contrattuali e legali
  • Ambiente
  • Armi ed esercito – contratti con eserciti; partecipazioni in gruppi coinvolti con imprese di armi
  • Regimi oppressivi – attività economiche in paesi gravati da governi oppressivi»
  • Paradisi fiscali – registrazioni in Paesi che garantiscono segretezza e agevolazioni fiscali
  • Consumatori e legalitàrispetto» dei consumatori e della legge
  • Animali – condizioni di allevamento e sperimentazioni
  • Boicottaggio – segnalazione di un boicottaggio in corso nei confronti di una data impresa

Valutazioni di ampio respiro, quindi – di cui ogni candidato che si rispetti dovrebbe sempre passare il vaglio (anche in politica magari).

Abitudine e scelta – una questione importante

Nella lista si trovano valutazioni e documentazioni estremamente compromettenti su produttori di alimenti assolutamente deliziosi. Prodotti che abbiamo sempre comprato ma di cui non conoscevamo approfonditamente il retroterra.
Sì: questo libro è uno di quelli che leggi, sai che devi leggere per sapere qualcosa che percepisci come fondamentale ma una parte di te non vorrebbe leggere mai per poter continuare a vivere sereno con il capo sotto la sabbia e strafogarti in santa pace di quel che vuoi senza problemi morali. Perché una volta che una persona sensata si trovi davanti a certi dati gli si pone una questione importante: seguire ciò che dice la coscienza e smettere di comprare quel prodotto cercandone di migliori – che ad esempio magari non uccidano né te né altri – oppure continuare a fare quello che hai sempre fatto? La faccenda pare banale ma non lo è proprio per nulla. E’ uno scoglio.

Si tratta di una scelta libera e deliberata del singolo.
Da un lato si può effettivamente passare la vita azzittendo la propria coscienza (che esige una crescita) e perseverando nel fare ciò che si ha da sempre l’abitudine di fare.
Un esempio per tutti: continuare a comprare Coca-Cola pur sapendo che in Colombia si appoggia a gruppi paramilitari per uccidere sindacalisti che si battono per i diritti di lavoratori pressoché schiavizzati. Comprando Coca-Cola le si danno soldi, le diamo il nostro voto economico, entriamo nella cabina, segnamo la scheda sul simbolo “Mi piace uccidere i sindacalisti” e la mettiamo nell’urna. Diamo la fiducia a un governo d’azienda che si macchia intenzionalmente di sangue umano per fare soldi. E quello che accade in Colombia non è tutto: chiedete in India o in Turchia, che cosa fa la Coca-Cola Company. Comunque poi però ci lamentiamo perché le paghe in Italia sono basse e andiamo a piangere dal Sindacato e quindi facciamo le manifestazioni: questo, rifacendosi all’apertura, è evitare solo i bambini alla fiera di paese, schiacciando tutte le altre persone. E si potrebbe dire lo stesso circa altri giganti da cui continuiamo a fare acquisti, come la Nestlè con tutti i marchi correlati – che ammazza bambini africani a centinaia di migliaia, centinaia di migliaia, col latte in polvere (quindi è inutile che poi adottiamo il bambino a distanza, se finanziamo chi li uccide) – o come il Mc Donald’s, causa principe di titaniche deforestazioni e disastri ecologici, soppressione completa e sistematica di diritti umani-sindacali e animali, che vende squisiti agenti chimici acconciati a panino, o patatina, o crocchetta. O più semplicemente il made-in-China, in ottima parte marchio aggiornato dello schiavismo più atroce. Senza contare le aziende nostrane che finanziamo regolarmente e che la Guida non risparmia – non vi piacerà leggere certe cose della Ferrero.
Dall’altro lato si può scegliere di stimarsi. Si può scegliere di fare scelte diverse, si può pensare di non essere schiavi di un bisogno dipendente di quel particolare prodotto – specie se acquistandolo si fa indirettamente qualcosa che direttamente non faremmo mai e poi mai. Si può scegliere di guardarsi allo specchio dicendo: “Io sono una persona con delle idee che tiene le redini della propria vita”. Questo non è comodo, chiaramente. Avere una coscienza e seguirla non è comodo. Ma credo abbia degli altri vantaggi.

Quali sono per voi i vantaggi del seguire la coscienza con coerenza, tenere salde le proprie redini?
Ci si può sentire veramente sereni anche mantenendo le proprie abitudini a suo discapito?
Quali sono le argomentazioni a favore del non intraprendere una scelta diversa?
La scelta diversa che concordi con la coscienza è una possibilità concreta e veramente percorribile?
Questa scelta diversa è allora un’opzione o un imperativo?

(Ricordate: Guida al Consumo Critico, edizioni EMI, realizzata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo – prezzo €16)

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Le informazioni provengono dove possibile dalle imprese stesse – ma solo il 10% ha risposto ai questionari. Le altre fonti sono pubbliche, come giornali e rapporti ufficiali, o confidenziali, come quelle sindacali.
Individuati dall’associazione inglese Ethical Consumer a partire da rapporti di Amnesty International e Freedom House.
Sono presi in considerazione parametri come la eventuale pericolosità del prodotto, la presenza di OGM, illeciti e frodi dell’impresa, pubblicità ingannevole o discriminatoria e la cura delle etichette.

giu 29 2010

La Mezzaluna Sterile

Tutti ci ricordiamo, più o meno vagamente, di quando da bambini abbiamo iniziato a studiare Storia. Gli uomini preistorici, il fuoco, le pietre scheggiate legate in cima ai bastoni, la ruota, i graffiti, la caccia. E poi? E poi l’agricoltura, la pastorizia, la città. Ancora prima degli Egiziani. Dove? In Mesopotamia. La terra fra il Tigri e l’Eufrate.
Ripensaci. Le Ziggurat, la scrittura cuneiforme sulle tavolette d’argilla, l’urbanizzazione, la nascita dello Stato. La Porta di Ishtar. In Mesopotamia. Cuore pulsante della Mezzaluna Fertile.
Se ci ripensi te lo ricordi. La terra fra i due grandi fiumi che offriva spontaneamente cereali e legumi. Selvatici, a perdita d’occhio, su colline dolci, sensuali. Senza neanche bisogno di coltivarli. E pascoli vasti, greggi, armenti pacifici che ruminano biade dorate. E gli uomini che iniziano a costruire Ur, Uruk, Eridu, che si asciugano la fronte e drizzano la schiena, proteggendosi gli occhi dal sole e lanciando uno sguardo alla lussureggiante terra di mezzo, ai canali ingegnosi che imbrigliano i fiumi, ai canneti e alle foreste di pioppi: al la della nascita della nostra Storia.
La Mesopotamia, il grande corno della Mezzaluna Fertile.

La notizia è recente. Lo Shatt al Arab, il fiume in cui confluiscono Tigri ed Eufrate, non arriva più al mare. L’acqua salata del Golfo Persico rifluisce gorgogliando verso l’entroterra attraverso il suo letto inaridito. I fertili acquitrini dell’Eufrate si sono disseccati: a stento l’acqua scorre, nell’alveo. Il Tigri è ridotto alla metà del Tevere. Le colture e le produzioni di riso e grano in Mesopotamia sono quasi decimate sotto le folate sabbiose, foriere di sventura, delle tempeste del deserto che avanza.

L’uomo, a monte, ha abusato di dighe ed invasi. Ha vampirizzato l’azzurro delle vene della terra, di una terra generosa oltre ogni immaginazione – ma non abbastanza da saziare l’avida voracità umana, che pare desolantemente infinita.

Quando un fiume si secca, si secca con lui un pezzo di civiltà, come un arto necrotico in cui non scorra più il sangue. Qui in Italia assistiamo a fenomeni di desertificazione, di sfruttamento selvaggio dei corsi d’acqua ad opera di gente che sta affondando la propria barca e noi con lei. Non paghi, assistiamo anche a disastri dolosi come quello del Lambro, pugnalate deliberate inferte alla nostra stessa vita.

Su questo fronte l’importante, ciò che veramente, veramente importa, è amare i fiumi. Solo così diventerà inaccettabile dissacrarli.
Dico, passeggiare sul loro greto d’estate. Guardarli d’inverno, dai ponti. E a primavera andare in campagna e camminare nei ruscelli che corrono a valle, dopo che è piovuto. Ascoltarli. Amare la loro freschezza che è vita corrente, amare la loro voce argentina che gorgoglia sciacquando la terra. Immaginare quanto sarebbe bello non temere l’inquinamento dei corsi d’acqua, poter essere a Firenze e mettere i piedi in Arno quando ti va, e berci quando hai sete.

Ai nostri figli probabilmente racconteremo molte storie. Di come ci siamo innamorati della mamma o del papà. Del viaggio di Ulisse. E dato che sono loro le persone a cui dobbiamo rendere conto della situazione della Terra, dovremo raccontare loro anche di come i fratelli dei nostri padri abbiano trasformato la Mezzaluna Fertile nella Mezzaluna Sterile, di come la culla della civiltà sia stata spazzata via. Purtroppo, certo.
Ma è un motivo in più, mi dico, per cercare di fare quanto è in nostro potere per poter loro raccontare anche altro. Ad esempio, anche di come abbiamo salvato il nostro fiume, e di andarci con loro, stando distesi sul greto coi piedi a bagno e il viso nel cielo a contare le forme delle nuvole.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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